Diagnosi Energetica
La Diagnosi Energetica (DE) è lo strumento operativo che trasforma i consumi in decisioni: definisce baseline e indicatori, individua gli usi energetici significativi, costruisce business case degli interventi e definisce una roadmap di efficientamento misurabile.
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Dall'11 ottobre 2026 la redazione di una o più Diagnosi Energetiche sarà obbligatoria per tutte le imprese con un consumo totale superiore a 10 Tj.
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La DE, anche detta Audit Energetico, è definita dalla normativa vigente come: “una procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati”.
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Lo scopo di una Diagnosi Energetica è quello di comprendere come viene utilizzata l’energia all’interno dell’azienda e di identificare eventuali sprechi, in modo da poter ridurre i costi e aumentare la propria efficienza.
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Durante un Audit Energetico si comprendono dettagliatamente i consumi energetici dell’impresa comparandone sistematicamente le prestazioni con quelle tipiche del settore merceologico di riferimento, allo scopo di valutare l’efficienza energetica dell’impresa e identificare le opportunità di miglioramento.
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La DE è un forte strumento decisionale, comprendendo un portfolio di interventi con le relative analisi economiche e prestazionali nonché una “via operativa” verso l’efficientamento dell’impresa e un futuro più green.
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Perché oggi la Diagnosi Energetica è un tema “CFO-driven”
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Negli ultimi anni la forte variabilità dei prezzi dei principali vettori energetici (energia elettrica, gas naturale, carburanti, etc.), unitamente alla pressione per la riduzione delle emissioni hanno spostato le commodity da “costo tecnico” a “voce strategica”: l’energia non è più un costo “di stabilimento” gestito solo da manutenzione/utility, ma è diventata una variabile che impatta direttamente l’EBITDA, il cash flow, il rischio operativo e l’accesso al capitale.
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La funzione finance viene chiamata sempre più in causa per rispondere in quanto i vettori energetici diventano:
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Materiali a P&L: incidono sul costo del venduto e quindi sul margine industriale;
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Volatili: rendono instabili budget e forecast;
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Rischiosi: fermi impianto, penali o extra-costi da picchi di potenza, inefficienze non rilevate;
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Essenziali nel mondo ESG: tracciabilità per audit interni/esterni, rating, banche, clienti, etc.
In questo contesto, una diagnosi energetica “utile” deve parlare il linguaggio della finanza: numeri verificabili, priorità, responsabilità e controllo.
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In questo scenario sempre più diffuso, la Diagnosi Energetica non è solo un report dei consumi: è un progetto di performance improvement che deve produrre tre risultati concreti ed essenziali:
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consapevolezza: sapere dove, quando e perché si consumano i vettori energetici aziendali;
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strategia: analizzare una moltitudine di interventi di efficientamento prioritizzando quelli più impattanti o con tempi di ritorno inferiori;
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governance: trasformare le raccomandazioni e gli audit in piani d’azione pluriennali di efficientamento energetico.
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Normativa di riferimento:
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Decreto Legislativo D.Lgs. 102/2014 e relative disposizioni operative;
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UNI CEI EN 16247 da 1 a 4;
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ENEA – Indicazioni operative per diagnosi energetiche.
